Scampoli di Storia
del Casato Orafo dei Torrini

  

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“Jacopus Turini de la Scharperia facit hoc signum”

(Originale della scrittura giacente all'Archivio di Stato di Firenze)

Siamo nella prima metà del 1300 e questa storia è legata a un segno. Inizia da una figura chiave, quella di Jacopus Turini, che si trasferisce a Scarperia approfittando dell’esenzione decennale da tasse e balzelli e della libertà da qualsiasi vincolo e servitù feudale concessa da Firenze agli abitanti delle “terre nuove”. Proviene dalla località di Battiloro, un agglomerato di case presso Borgo S. Lorenzo, dove con il padre Bernardo e il fratello Tura, di fatto i capostipite del Casato, lavorano con grande abilità tutti i metalli e il prezioso oro riducendolo in foglie.
La loro fama si diffuse e Tura si trasferisce a Siena per collaborare con la propria arte alla costruzione del Duomo. Lavorò in una bottega al centro della città svolgendo la sua attività con grande abilità e padronanza di tutte le tecniche trasmettendo a figli e allievi i segreti del mestiere.
Jacopus nella sua nuova bottega di Scarperia produce invece corazze e armature per i cavalieri che transitano lungo l’asse viario transappenninico del Giogo per raggiungere Firenze. Sono tempi in cui un’armatura è preziosa quanto e più del pane perché questi manufatti assicurano la difesa. Gli artigiani di corazze e di armi sono tra i più ricercati e Jacopus cura molto, oltre la funzione di difesa per cui sono impiegate, anche l’estetica realizzando pezzi straordinari.

Per regolamentare le attività che vengono in contatto con i forestieri di passaggio, Firenze impone anche agli artigiani del contado di registrarsi all’arte corrispondente e Jacopus registra il suo marchio all’Arte dei Corazzai, Chiavaioli e Fabbri Ferrai di Firenze. E' il 1369.
Si presume da alcuni scritti indiretti, ma non esiste documentazione, che anche Jacopus verso la fine del secolo raggiunse il fratello a Siena dando così vita al ramo familiare che generò un percorso umano molto affascinante.
Il "Signum", cioè il marchio di fabbrica, è l'indiscusso legame che conferma la lunga tradizione orafa di questa famiglia. I Torrini se lo sono tramandato di padre in figlio per oltre sei secoli, quasi inconsapevolmente, dandogli il significato beneaugurate di mezzo quadrifoglio con sperone.
Tura e i suoi discendenti Senesi, i Turini,  furono destinatari di grande attenzione e le commissioni e gli incontri culturali si accavallarono e moltiplicarono, collaborarono con numerosi artisti lasciandoci splendidi capolavori che arricchiscono ancor oggi la città.
Oltre all'attività di orafi nella loro bottega si cimentarono nello smalto, nel niello, scolpirono pietra e legno richiesti per gli interni e realizzarono splendide opere di scultura lignea policroma che possiamo ammirare a Montalcino, S. Ansano e a Siena.
Barna, Turino, Giovanni, Lorenzo, Paolo e molti altri Turini furono artisti completi. Con la loro specificità e qualità rivaleggiarono anche con gli artisti fiorentini ed ebbero un ruolo attivo ed importante nell'evoluzione dell'arte orafa toscana.
Giovanni Turini non solo fu la personalità artistica più forte della bottega perché conosceva e praticava con grande versatilità tutte le arti ma è anche la figura più rappresentativa dell'arte orafa senese della prima metà del XIV secolo, come cita il Vasari nel suo Commentario alla Vita del Pollajuolo. 
Il Fonte Battesimale del Battistero di Siena è il capolavoro dove i rilievi bronzei, realizzati insieme a suo padre Turino, sono accanto a quelli dei massimi artisti dell'epoca come Jacopo della Quercia, Donatello e Ghiberti di cui divenne amico carissimo.
Il passato della stirpe testimonia come i membri della Famiglia Turini ricoprirono la prestigiosa carica di Priore a Siena per ben 28 volte, acquisendo così il titolo di "Nobile di Siena". Siamo sulla metà del 1400.
Per effetto delle guerre fra Guelfi e Ghibellini, o forse più semplicemente perché terminata la costruzione del Duomo, i Turini tornarono nel 1500 nella loro terra d'origine, il Mugello, a Borgo San Lorenzo e Scarperia, riunendosi così al ceppo familiare e trasformando, forse allora, il cognome in Torrini.
Alla fine del 1600 un ramo si spostò in Umbria mentre alcuni documenti ci danno certezza storica che il ceppo familiare continuò l'attività nel Mugello e a Firenze.
Sono state ritrovate notizie della bottega orafa di Francesco Torrini, di cui abbiamo documento di immatricolazione all'Arte della Seta il 13 novembre 1700, e da cui scopriamo che nel 1703 il Maestro Francesco ebbe bottega sul Ponte Vecchio.
Nel Censimento del 1841 custodito all'Archivio di Stato di Firenze, nei fogli riguardanti la popolazione della Parrocchia di S. Salvatore d'Ognissanti troviamo notizie di un altro rappresentante della famiglia:Giocondo Torrini, nato nel 1827. Giocondo Torrini aveva il suo negozio sul Lungarno Nuovo 6 rosso e raggiunse con la sua bravura unita ad una rara abilità commerciale fama internazionale presentandosi alle Esposizioni Universali europee con grande successo di pubblico. Le Esposizioni Internazionali europee della seconda metà dell'800 misero a diretto confronto con la moda francese e inglese il Torrini che recepì prontamente i messaggi estetici, i richiami culturali e i nuovi stimoli di rinnovamento che si andavano codificando nelle arti decorative.
La sua attività è documentata attraverso numerose menzioni e premi rintracciati nei cataloghi delle Esposizioni e l'esistenza di alcuni gioielli come la raffinata parure, conservata al British Museum di Londra, costituita da spilla e orecchini con placche di mosaico raffiguranti le colombe di Plinio.
Nel 1919 Guido Torrini inizia la sua attività di orafo nel laboratorio in Piazza S.Trinita a Firenze; apre poi negozi a Firenze, Chianciano, Chiusi e Taormina. Acquisice una consistente partecipazione nell'allora esistente negozio di gioielleria in Piazza Duomo a Firenze. Realizza gioielli in stile déco, objets d'art in pietre dure arricchite da parti in oro e, grande appassionato di orologeria, produce il primo orologio da tasca di marca Torrini. Nel 1945, rientrato da Dachau dove era stato deportato politico, ricostruisce con tenacia la sua attività andata completamente distrutta dalla guerra.
La storia continua con suo figlio Franco che, completati i suoi studi in orologeria a Ginevra, si dedica successivamente alla gemmologia e all'oreficeria assorbendone l'arte dal padre e dai maestri orafi che si alternano negli anni presso l'Opificio Orafo della sua famiglia. Esprime la sua creatività anche in altre forme artistiche come la pittura e la scultura, stimolato negli anni settanta dalla frequentazione con numerosi artisti contemporanei. La sopravvivenza viene nuovamente messa a dura prova con l'alluvione del 1966 nello storico negozio di Piazza Duomo.
Oggi la Manifattura Orafa, guidata da Fabrizio Torrini come una moderna bottega rinascimentale, elabora e studia idee che poi vengono realizzate con criteri moderni da abilissimi orafi. Nascono gioielli unici e irripetibili frutto della tradizione antica e della creatività contemporanea, gioielli che hanno conquistato il mondo intero ma che trasmettono ancora la Passione per la Bellezza, il sentimento che ha guidato nell'arco di più di sei secoli i Torrini nell'aspirazione ad esprimerla, realizzando con umiltà e grande maestria innumerevoli capolavori che ancora oggi possiamo ammirare. Con la vocazione a realizzare anche, come usava nel rinascimento, opere d'arte in altri materiali o in misture di grande fascino.
Il Negozio Storico di Piazza Duomo a Firenze, risalente alla fine del 1800, con il personale apporto di Francesca Torrini e del figlio Guido, continua a svolgere il suo istituzionale ruolo di "primaria vetrina"  per i gioielli, gli orologi, gli argenti, le amenità portanti il marchio dei Torrini.
Anche la scelta di possedere e mantenere sempre nel corso dei secoli il proprio marchio, il Signum di Jacopus, di apporlo e trasmetterlo, mette in evidenza la loro caratteristica e consapevolezza ante litteram per affermare il Made in Italy.
Dopo più di 600 anni,oggi, il Signum, l'antico marchio registrato da Jacopus, è tuttora il simbolo del lavoro orafo dei Torrini.

 

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